Visual storytelling: dietro a queste due parole c’è un mondo fatto di emozioni che vogliamo far arrivare agli altri.

Nella sua definizione più generale, il visual storytelling consiste nel comunicare in in qualsiasi forma che utilizzi in prevalenza mezzi visivi, anziché verbali.

Per fare un esempio semplice, una performance artistica o di danza in cui si esprimono idee, emozioni e trame per mezzo di coreografia, luci ed estetica è una forma di visual storytelling, mentre un manuale illustrato di un’apparecchiatura elettronica non lo è, anche se utilizza dei media visivi (le figure e i disegni) per spiegare qualcosa.

Poiché noi prendiamo le nostre decisioni finali, anche se le abbiamo ponderate prima, prevalentemente sulla base delle emozioni, riuscire a trasmetterle o a indurle tramite immagini può essere un potente strumento di marketing; questo perché un’immagine non ha bisogno di essere “tradotta”, come avviene per i segni della scrittura, ma le attribuiamo un significato non appena la vediamo. Il lavoro del visual storyteller, quindi, consiste principalmente nel trovare (o realizzare) l’immagine giusta per l’emozione che vogliamo suscitare nel pubblico a cui ci rivolgiamo.

Immaginiamoci, per capire meglio, di dover realizzare una brochure per una località turistica che offre, come attrattiva principale, la possibilità di fare attività sportive ed escursionistiche, in mezzo alla natura. Probabilmente, vogliamo raggiungere un pubblico di persone che ama fare una vita attiva, a cui piace muoversi e praticare sport all’aperto in un ambiente che offra la possibilità di passare del tempo in pace, senza la frenesia del quotidiano.

storytelling turistico
Nel momento in cui dovremo decidere il tipo di immagini da inserire nella brochure, sarà naturale orientarsi verso immagini che trasmettano la gioia di poter trascorrere del tempo in un posto dove è possibile divertirsi facendo queste cose. Sarebbe un errore di comunicazione, invece, utilizzare un linguaggio visuale che trasmette emozioni di altro tipo come, ad esempio, la calma e la tranquillità che vengono ricercate magari da chi vuole passare una settimana di meditazione in un monastero.

Il visual storytelling (possiamo tradurlo come “raccontare con le immagini“) è appunto questo: far compiere al nostro pubblico un viaggio emozionale utilizzando prevalentemente il potere evocativo della visione. Non sto parlando esclusivamente di fotografia, anche se è lo strumento che personalmente preferisco utilizzare… anche disegni, immagini grafiche, video e animazioni sono strumenti della narrativa visuale.

Per poter dire di aver fatto del visual storytelling, è necessario che le nostre immagini abbiano alcune caratteristiche:

  • dovrebbero essere legate da un filo conduttore, cioè la storia da raccontare;
  • dovrebbero essere curate e di buona qualità, sia che si tratti di foto, video o grafica;
  • dovrebbero trasmettere alcuni valori o trattare argomenti specifici;
  • dovrebbero contenere elementi che invitino, espressamente o meno, ad effettuare un’azione.

Possiamo trovare molti esempi, anche complessi, di visual storytelling in diversi ambiti: pensiamo al fumetto, dove molti grandi autori si affidano più al disegno che alla parola scritta, alle copertine dei dischi, all’arte, naturalmente. Pensiamo alle pale d’altare trecentesche o ai cicli di affreschi che troviamo in molte delle nostre bellissima chiese: sono stati dipinti per raccontare storie anche a chi non sapeva leggere, e il loro compito era quello di suscitare un sentimento di devozione in chi guardava: è o non è visual storytelling?